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Progetto Massa2023

Un progetto da costruire, insieme

Progetto Massa2023

Nella Primavera del 2023 i cittadini e le cittadine di Massa saranno chiamati a scegliere il nuovo Sindaco e la nuova Amministrazione Comunale. C'è solo un modo per trasformare questa città.
Cambiare insieme.

Scegliamo insieme

Programmi e persone

Cambiamo insieme

Il Comune di Massa

Costruiamo insieme

Il futuro



Che Fare?

 

BOZZA DI PROGRAMMA

Governare una città non è facile, mai lo è stato. Oggi, addirittura, è missione che sfiora vette altissime di difficoltà. Tuttavia, a questo siamo chiamati da un’epoca che vede l’umanità intera alle prese con problematiche che non hanno paragoni con il passato: dalla crescita esponenziale del numero degli abitanti sulla terra, alla scarsità delle risorse, dagli squilibri territoriali alla iniqua distribuzione delle ricchezze, dalle guerre alle persecuzioni religiose, dalle privazioni delle libertà a nuove forme di schiavismo.

 

Senza dimenticare la pandemia da Covid e le altre malattie che, aggiunte alle carestie e ai cambiamenti climatici, stanno sconvolgendo il mondo. Tutti elementi che finiscono per spingere milioni di donne e uomini a cercare una via di fuga, producendo milioni di profughi e migranti e il loro impatto, non sempre morbido, sulle economie e le pieghe sociali dell’occidente industrializzato.

 

Non suoni strano che - per affrontare i nodi programmatici di una città, tutto sommato un piccolo capoluogo di provincia, qual è Massa - sia necessario muovere anche da queste considerazioni ma, senza la consapevolezza di essere parte di un più complesso sistema di relazioni che non sono più locali o regionali ma ormai planetarie, indotte dalla rivoluzione tecnologica e informatica, con le opportunità che offre e i problemi che induce, si fa fatica a comprendere la portata delle criticità e ad individuare gli strumenti per affrontarli.

 

Perché non si può deliberare su un progetto edilizio o produttivo, senza la bussola ideale che viene da quella “bibbia laica” che è la Carta costituzionale figlia della Resistenza al nazifascismo, o, per fare un esempio di alto valore ideale e spirituale, l’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco che richiama alla cura dell’ambiente naturale e delle persone oltre che alle questioni più ampie del rapporto tra Dio, gli esseri umani e la Terra chiamando tutti alla riflessione “Sulla cura della nostra casa comune” perché “una delle principali sfide che l’umanità deve affrontare ai nostri giorni” è il cambiamento del clima mentre “molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi”.

 

Una Comunità deve affrontare l’emergenza climatica e la necessità di una drastica riduzione delle emissioni di carbonio e di altri gas serra, operando unita per lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile, la relativa capacità di stoccaggio, e la transizione a metodi di produzione e trasporto efficienti dal punto di vista energetico.

 

Per parte nostra l’impegno è e sarà quello di rispettare la Costituzione a partire dai suoi principi fondamentali, ovvero: la sovranità che appartiene al popolo; la pari dignità sociale di ogni cittadino senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; il riconoscimento che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge; la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico, dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, nell’interesse delle future generazioni; il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

 

Vogliamo fare sì che tutti possano battersi con coerenza, liberi da interessi personali, per diffondere ed affermare la cultura politica del limite, cioè la consapevolezza che l’attuale modello di riferimento è incompatibile col futuro e per cambiare, conseguentemente, anche le politiche del governo locale.

 

Insomma, la qualità della vita delle persone rappresenta il cuore e la priorità del nostro programma, perché si esprime e si realizza attraverso i valori radicati nelle nostre coscienze e i principi sanciti nella nostra Costituzione.

 

Assumendo, in più, nell’agire quotidiano e nell’elaborazione delle proposte e delle attività amministrative, una visione per costruire una politica inclusiva e paritaria

 

È una visione che implica la partecipazione di tutti, e dei giovani in particolare, dovrà essere sollecitata ad ogni livello. Ai giovani vanno aperte le porte dell’Amministrazione comunale rendendoli protagonisti di una nuova stagione politica, culturale e sociale. A tutti deve essere garantito l’accesso agli strumenti e agli atti conseguenti che influiscono sul vivere collettivo.

 

DEMOCRAZIA/TRASPARENZA/PARTECIPAZIONE
Ridare voce alle cittadine e ai cittadini

In questi ultimi anni il distacco fra il Palazzo e i Cittadini si è ampliato per la mancanza di sedi e luoghi fisici di partecipazione democratica, di approfondimento e di confronto sui temi di interesse territoriale e generale.

 

Tutto è stato delegato ad una entità amministrativa distante e autoriferita nelle scelte spesso fortemente contestate dagli abitanti dei luoghi interessati da decisioni non condivise.

 

Riteniamo pertanto necessario ridare vita a forme di democrazia rappresentativa anche degli interessi e delle esigenze delle singole comunità territoriali recuperando le esperienze e la vitalità di quelle che furono le circoscrizioni dando vita, nei limiti imposti dalla normativa generale, a organismi nei quali Cittadini ‘eletti’ che possano interloquire nelle scelte dell’Amministrazione comunale come presidio di democrazia e di rappresentanza con finalità e funzioni definite da un regolamento.

 

Il recupero della passione e della partecipazione attiva alla vita sociale passa anche attraverso la coscienza di essere soggetti attivi e propositivi presenti nei contesti in cui si discute e si decide.

 

PROGETTARE OLTRE LE CRISI - LA STORIA

La storia economica, sociale e politica della nostra Città ha visto irrisolte emergenze e crisi che vengono da lontano. L’apice, mai adeguatamente approfondito e risolto nelle sue conseguenze, coincise con l’incidente del 17 agosto 1980 quando nell’area Farmoplant (Gruppo Montedison) si sviluppa un incendio all’interno del magazzino del Mancozebsprigionando una nube solforosa che crea uno stato di allarme fra la popolazione fino ad allora sconosciuto.

 

Lo stabilimento assurge a doppio un simbolo. Da un lato, quale emblema del lavoro e dell’occupazione e, quindi, presidio di lotta per i lavoratori e i sindacati, mentre dall’altro lato, diventa raffigurazione di pericolo e morte per l’intera popolazione.

 

Inizia così, fra dibattiti e scontri politici, l’agonia del polo chimico che culmina nel luglio 1988 quando, a causa di due esplosioni nell’impianto Rogor, si sprigionò una nube tossica che si propagò prima sull’area circostante.

 

In poche ore le città si svuotarono con un esodo massivo verso su o verso nord con file ai auto che si dirigevano verso la Lunigiana o verso la Versilia.

 

Da quel momento inizia una crisi che non è solo occupazionale ma anche economica e sociale.

 

Vengono dismesse, una ad una, le grandi aziende chimiche e meccaniche che determinavano occupazione, forza delle organizzazioni sindacali, mentre le amministrazioni locali avevano il ruolo di garantire le condizioni migliori per un’economia che aveva fra i pilastri grandi aziende che avevano centri decisionali lontani e relazioni politiche che passavano sopra le esigenze di un territorio sfruttato e spesso violentato rispetto alle sue vocazioni.

 

Il dibattito di allora, aspro e talvolta anche ‘violento’, si concentrò su occupazione e economia come emergenze primarie, talvolta a scapito delle sacrosante istanze di salvaguardia del territorio e della salute.

 

Il referendum consultivo, con un pronunciamento quasi plebiscitario a favore della chiusura della Farmoplant, portò nel 1991 alla chiusura definitiva dello stabilimento sancendo il distacco che si era determinato fra cittadinanza e politica tradizionale, fra amministratori e amministrati.

 

Si determinò una spaventosa crisi occupazionale che finì per travolgere tutto e tutti, anche se dal disastro si determinarono opportunità generate dalla disponibilità di nuovi spazi per un’industria moderna, leggera e più rispettosa dell’ambiente.

 

Ma non ci fu e ancora non si scorge una visione complessiva per affrontare un problema ancora irrisolto con troppi piazzali a basso indice di occupazione.

 

Il marmo, ricchezza straordinaria per altre città vicine, non viene considerato un’attività industriale in grado di diversificare l’economia incentivando politiche di sostegno all’innovazione.

 

Con grandi aree abbandonate e molto lentamente rioccupate inizia una lunghissima decadenza che, inevitabilmente, da economica è diventata anche politico istituzionale, accentuando la nostra marginalità territoriale con effetti evidenti anche sulle capacità di intervento delle Amministrazioni locali.

 

Per Massa la seconda (potenziale) risorsa è il turismo ma passano decenni perché si inizi a pensare ad un piano dell’arenile che, quando arriva, si limita a normare gli stabilimenti senza guardare alla relazione fra spiaggia e territorio, fra i luoghi della vacanza e il terziario del territorio.

 

Oggi è dunque indispensabile un grande progetto, da scrivere con il contributo di tutti, che può essere elaborato e “restituito” in termini di proposta solo da un’Amministrazione capace di avere una visione, che sappia affrontare seriamente il tema delle bonifiche delle aree ex industriali, tragica eredità delle aziende chimiche chiuse alla fine del secolo scorso.

 

La grande risorsa della Città è il litorale con un comparto turistico da aggiornare e da organizzare con un modello nuovo, utilizzando strutture e spazi secondo un progetto chiaro che sappia coniugare la ristrutturazione delle grandi colonie e gli spazi verdi a ridosso del litorale.

 

La nostra idea è quella di costruire una transizione politica e sociale, oltre che ambientale, che porti - attraverso la partecipazione, il confronto e la trasparenza dell’agire amministrativo - verso un futuro governato e non subìto da Cittadini smarriti di fronte alla mancanza di un’offerta politica e amministrativa adeguata.

 

Pensiamo e vogliamo un’Amministrazione che non pensi solo all’estetica ma che sappia curarsi dei Cittadini, del loro vivere, del loro tempo, dei servizi primari e di una socialità perduta nei conflitti spesso artificiali.

 

La priorità, dunque, non potrà che essere la bonifica delle aree inquinate.Tuttavia, senza necessariamente attendere le bonifiche (se e quando si concluderanno), serve da subito un’idea pilota per usare gli spazi, per creare lavoro e sviluppo, che richiami investimenti. Nautica, meccanica, informatica e logistica possono diventare gli assi di sviluppo. Non lasciati crescere spontaneamente come le erbacce ma organizzati in comparti funzionali.

 

Abbiamo, quindi, elementi che devono essere messi all’ordine del giorno del nostro agire quotidiano, ritardi da recuperare per restituire al nostro territorio funzioni storiche smarrite negli ultimi decenni.

 

La questione delle bonifiche ambientali è, dunque, condizione imprescindibile per riconsegnare ad un uso produttivo intere aree del nostro territorio e per garantire una sana qualità della vita ai cittadini.

 

I ritardi accumulati vanno assolutamente recuperati e per questo il ruolo e l’impegno della Regione, va fortemente sollecitato con una chiara azione politica.

 

La difesa della costa e la lotta, difficilissima, contro l’erosione, anch’essa aggravata dai cambiamenti climatici, va affrontata con una visione complessiva, evitando interventi parziali, costosi e molte volte inutili.

 

Da questi temi passa lo sviluppo turistico del territorio, considerando il turismo, uno dei motori di sviluppo economico della nostra comunità.

 

UNA POLITICA DI SVILUPPO: DA ZONA A PARCO INDUSTRIALE

La Zona Industriale Apuana, nel bene e nel male, è stato terreno centrale del controverso sviluppo del territorio. Dopo il decollo del periodo della ricostruzione e la successiva, drammatica, de-industrializzazione, per cinquanta anni l’obbiettivo primario per i protagonisti delle Amministrazioni locali è stato l’attrazione di investimenti fino a riempire le aree libere per creare occupazione facendo leva sulla vantaggiosa dotazione logistica: porto, autostrade, ferrovia. Ma il bilancio di questa esperienza, nella quale sono state impegnate ingenti di risorse, non si può definire del tutto soddisfacente.

 

Oggi ci sono le condizioni per guardare alla Zia con occhi diversi. Le leve di politica industriale a disposizione per la re-industrializzazione (esproprio, consorzio, selezione dei progetti di impresa e dei settori…) sono spuntate e soprattutto è cambiato radicalmente lo scenario generale.

 

Occorre dunque cambiare senso di marcia, guardare alla zona industriale con occhi diversi: non una sommatoria di ettari di terreno da riempire ma un moderno “parco industriale” in grado di sostituire le attività tradizionali con nuove iniziative ad alto valore aggiunto, come peraltro ne sono già presenti.

 

In un territorio già altamente antropizzato, l’obbiettivo non è più quello di costruire nuovi capannoni nei pochi spazi ancora disponibili: si deve puntare, piuttosto, a intervenire per trasformare l’intera Zia in un “parco industriale” moderno, votato all’innovazione, al design, alla circolarità e alla qualità ambientale, a partire proprio dal rispetto del suolo e della sicurezza idrogeologica.

 

Giusto, quindi, chiudere quanto prima il capitolo delle bonifiche delle falde, ma questo deve rappresentare solo un prerequisito per una nuova stagione all’insegna non della quantità ma della qualità, del verde, dell’innovazione, del decoro, della connettività, delle applicazioni per la gestione dei rifiuti e della mobilità, la riduzione della CO2 e dei legami con gli istituti di formazione.

 

Un progetto ambizioso che può contare sulla presenza sul territorio di alcuni solidi pilastri professionali e tecnologici.

 

Guardando alle nuove generazioni, è nostro dovere gestire questa risorsa con attenzione alle nuove

domande di senso e di equilibrio tra vita e lavoro: più servizi (mense, coworking, start up...), più laboratori per rivitalizzare i settori tradizionali (lapideo, meccanica..) e aule per la formazione, più armonia e integrazione con gli altri settori presenti nel territorio.

 

IL TURISMO

Massa è anche la città dei sentieri verdi e blu e della vita all’aria aperta oltre che della spiaggia e degli ombrelloni. Il turismo locale, ancorato all’offerta balneare tradizionale è ostaggio di un “successo” che dura solo un paio di mesi all’anno.

 

Occorre riordinare le molte tessere dell’offerta turistica locale, che non è solo quella balneare, in una cornice il cui comune denominatore è legato alla domanda di wellness. Un progetto che richiede investimenti, ma prima ancora la capacità di mettere in rete e coordinare tutto quello che riguarda l’attività all’aria aperta e uno stile di vita dinamico: le camminate lungo la Francigena, la via Vandelli e sul lungo mare, il nuoto in mare e in piscina, il ciclismo e le e-bike, le visite alle cave, le scalate sulle Apuane, la vela, gli agriturismi, ecc.

 

In sostanza: è possibile definire un’offerta integrata che faccia della natura, dello spazio e del wellness, il tratto distintivo della nostra offerta turistica.

 

In questa prospettiva, una straordinaria opportunità è data dalla lingua di terra che si affaccia sul mare tra Marina di Massa e Marina di Carrara: Via delle Pinete, Bondano, Partaccia, il Lavello e il Ricortola, le colonie.

 

Le soluzioni non possono essere improvvisate ma è necessario un concorso di idee per un master plan per un grande polmone verde che offra la possibilità di camminare o pedalare con vista mare senza soluzione di continuità tra Marina di Carrara e di Massa, separando le aree pedonali con zone a traffico limitato; realizzare giardini e aree attrezzate con strumenti per la ginnastica dolce per la terza età. In un’ottica di sostenibilità e circolarità e di contenimento dell’uso del suolo, in tutta quest’area le nuove costruzioni non potranno che essere amovibili.

 

Si tratta di un approccio che richiederà una forte integrazione territoriale in termini di strutture ricettive, associazioni sportive, strutture di fisioterapia, servizi sanitari, guide turistiche e programmi di animazioni all’insegna di stili di vita e di alimentazione salutari.

 

L’URBANISTICA

Massa è cresciuta in maniera disordinata senza nessun criterio di integrazione tra le diverse funzioni che animano i cosiddetti “motori “dell’economia.

 

Ad appesantire la situazione gli interventi a macchia di leopardo calati nel nostro contesto senza una visione organica degli interventi proposti, alcuni dei quali mai decollati. Risultato? Una città notevolmente disordinata sia dal punto di vista urbanistico che da quello funzionale.

 

È più che manifesto che non si tratti solamente di problematiche collegate a fattori critici di natura urbanistica, strutturale o infrastrutturale, ma anche di rilevanti implicazioni culturali e antropologiche.

 

Alcuni effetti di queste criticità ereditate sono a tutti evidenti: vanno dal disagio a spostarsi a piedi o con i mezzi privati nel centro urbano e nelle sue immediate adiacenze, alla oggettiva difficoltà in cui si trovano cospicue attività commerciali, dalla concentrazione di funzioni, che genera congestionamento. Con l’approvazione del RU adottato dalla precedente amministrazione di centro sinistra, si era cominciato ad impostare strumenti urbanistici per dare soluzione ai numerosi nodi, sia a livello sociale che urbanistico.

 

In continuità con gli indirizzi del RU vigente i nuovi strumenti urbanistici di programmazione dovranno proporsi come strumento di riequilibrio tra urbanizzazione e risorse ambientali, al fine di dare concretezza ai dettati del RU per avviare un percorso di riqualificazione del rapporto uomo-natura e di riorganizzazione razionale degli assetti funzionali della città. In particolare il nuovo POC dovrà impedire ogni ulteriore speculazione sulle aree della zona industriale, le quali dovranno essere destinate esclusivamente ad attività artigianali-industriali compatibili con l’ambiente e la salute delle persone.

 

La coerenza con quanto in premessa ci porta a dover garantire l’applicazione della legge regionale n. 5 del 1995 che indica come priorità inderogabile, sia nel pubblico che nel privato, la ristrutturazione e il recupero del patrimonio edilizio esistente rispetto all’edificazione del nuovo.

 

Per questo e per la forte presenza di seconde case sul territorio possiamo condividere previsioni di nuova edificazione abitativa solo con un evidente carattere sociale.

 

CREARE BUONA OCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione nel sistema locale ha raggiunto livelli critici, crescono i disoccupati ed in modo esponenziale quelli che cercano un lavoro. Il tasso di occupazione si attesta al 44%, inferiore seppur di poco alla media nazionale.

 

Da qui la centralità del lavoro come obbiettivo politico programmatico che deve portare, attivando tutti gli strumenti possibili, alla creazione di “nuova e buona occupazione” in grado di compensare i posti di lavoro perduti con la chiusura di alcune grandi aziende e con le ricadute negative sul loro indotto.

 

Il sistema locale legato ai motori dell’economia: industria, marmo, turismo e terziario produce ed ha prodotto posti di lavoro, ma insufficienti a soddisfare la crescente domanda.

 

Creare infrastrutture moderne e adeguate è fondamentale per sostenere le aziende, l’occupazione e lo sviluppo del settore produttivo, nello stesso tempo, è necessario creare le condizioni per difendere quello che abbiamo, dando prospettive di futuro, garantendo strumenti urbanistici e aree libere da vincoli di inquinamento.

 

L’accordo di programma sottoscritto con regione Toscana e Ministero dell’ambiente avvia il percorso di restituzione agli usi legittimi delle aree sottoposte al SIN che per tanto tempo ha bloccato aziende e investimenti sarà il presupposto per dare nuovo lancio agli insediamenti e all’occupazione in un territorio che aspetta di mettere fine alle conseguenze delle dismissioni delle grandi aziende pubbliche per trovare nuovi equilibri e nuova occupazione.

 

Stabilizzare la buona occupazione e contrastare il precariato e riportare gli inoccupati all’interno del mondo del lavoro, saranno gli obiettivi primari e qualificanti della nostra azione.

 

Come siamo e saremo dalla parte dei lavoratori nelle vertenze di tutto il territorio, a partire dalla vertenza Sanac. A sostegno di questa vertenza sosterremo ogni intervento e iniziativa per far sì che il Governo e Ilva mantengano gli impegni, ad oggi disattesi, e si giunga ad un nuovo assetto societario che consenta l’ingresso di un nuovo partner industriale in grado di rilanciare investimenti e produzioni.

 

L’AMBIENTE E LA DIFESA DEL CLIMA

I cambiamenti climatici in atto hanno, senza alcun dubbio, ripercussioni drammatiche, anche sul nostro territorio: la diversità e la caratteristica delle precipitazioni atmosferiche che assumono, molte volte le caratteristiche di veri e propri cicloni, mettono a dura prova il nostro territorio. La fragilità delle nostre montagne, la non sicurezza di molti versanti collinari, l’instabilità della costa, mettono a rischio produzioni agricole, attività imprenditoriali e sicurezza dei cittadini.

 

Dobbiamo ripensare, anche partendo da noi, ad un modello di sviluppo che ha sottoposto il Pianeta a conseguenze di cui pagheranno un prezzo soprattutto le generazioni future e la pandemia ha accelerato e reso ancora più evidente questo processo.

 

È giunto il momento di dire, con estrema chiarezza e per non essere in contraddizione con noi stessi, che la difesa del suolo, delle nostre montagne, delle nostre colline e della nostra costa, sono aspetti fondamentali e parte integrante della nostra proposta politico-programmatica.

 

L’uso del territorio deve essere legato ad una visione e ad una nuova consapevolezza ecologista; la programmazione, in termini di strumenti di pianificazione urbanistica, deve assolutamente tener conto di questa visione.

 

Ripensare i tempi e l’organizzazione della città è un tema che non possiamo più rimandare, i modi di costruire, legati a “criteri ambientali minimi”, devono diventare cultura comune e patrimonio condiviso dai nostri cittadini e punto fermo delle Amministrazioni pubbliche.

 

LA CITTÀ MODERNA È SMART

I cambiamenti in atto impongono a chi amministra di avere una visione di Città e di territorio dove l’Amministrazione Comunale deve avere, fra le altre capacità e funzioni, quella di ascoltare, creare sinergie, guardare oltre i confini delle proprie competenze, capace di perseguire come obiettivo finale una migliore qualità di vita e di benessere psico-fisico per le donne e gli uomini che la vivono.

 

Pensiamo ad un impegno collettivo di Amministrazione Comunale, Giunta e Consiglio Comunale, dirigenti e dipendenti, attivi come soggetti fortemente impegnati ad operare in un processo continuo di innovazione, sviluppo e partecipazione.

 

Tutto questo significa cambiare nel profondo il metodo dell’agire, anche amministrativo, da incardinare su obiettivi precisi e misurabili, attuabili in un limite temporale preciso riassunti nel concetto di SMART (Specific, Measurable, Achievable, Relevant and Timed).

 

Sarà un progetto moderno, ambizioso e, per sua natura, TRASPARENTE per valutare il lavoro dell’intera Amministrazione con indicatori definiti e parametri misurabili basandosi sul principio della Responsabilità di ciascuno come riferimento costante. Una città può essere definita “SMART” quando gli investimenti in capitale umano, sociale e in infrastrutture tradizionali e tecnologie di informazione e comunicazione (ICT) generano uno sviluppo economico e culturale sostenibile e questi investimenti devono contribuire alla qualità della vita in uno spazio urbano nel quale, chi amministra, ha capacità di affrontare le sfide dell’innovazione dettata dallo sviluppo sostenibile, che sia attento alla coesione sociale, alla diffusione delle conoscenze, capace di stimolare creatività, libertà e mobilità, con un’attenzione costante alla coesione sociale e alla qualità dell’ambiente.

 

La nostra visione di SMART CITY si realizzerà perciò con azioni che coinvolgeranno mobilità, ambiente ed energia, qualità edilizia, economia e capacità di attrazione di intelligenze e investimenti, tenendo sempre al centro la partecipazione e il coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini di tutte età.

 

Per fare questo sarà necessario garantire una connettività diffusa e capillare e la completa digitalizzazione delle comunicazioni e dei servizi. E’ un grande progetto di innovazione indispensabile per una città che ha negli ultimi anni ha perduto molti riferimenti e vuole fortemente recuperare il suo ruolo con uno scatto sociale e culturale per collocarsi fra le Comunità più moderne attraverso un approccio multidisciplinare e integrato che parta dai bisogni e dagli obiettivi condivisi.

 

L’innovazione digitale, in questo contesto, sarà uno strumento fondamentale per il cambiamento che coinvolgerà tutti i settori della nostra Comunità che saprà essere aperta e sensibile in un contesto inclusivo e coeso, capace di guardare alla sostenibilità energetica ed ambientale e alle opportunità di cooperazione e sviluppo tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese.

 

Nell’ottica della città sostenibile è ormai largamente condivisa la necessità di puntare alle comunità di energie rinnovabili in sinergia con le associazioni ambientaliste e con tutto l’associazionismo locale.

 

Le CER serviranno ad abbassare i costi dei consumi andando incontro alle famiglie in difficoltà in un momento di congiuntura internazionale pesantemente sfavorevole che penalizza soprattutto i più deboli.

 

Il modello di Città Smart che vogliamo realizzare dovrà essere necessariamente accessibile alle persone con disabilità. Faremo nostro i concetto ‘’laddove vive bene un disabile viviamo meglio tutti” e quella città o quel territorio avrà un motivo in più per essere visitata e abitata.

 

Dovrà essere elaborato un apposito Piano per la mobilità ciclabile con i tratti e tempi di intervento che si intendono realizzare, un Piano Comunale di efficientamento energetico degli edifici pubblici con l’istallazione di impianti fotovoltaici e la realizzazione, dopo relativo monitoraggio, di ‘’casette dell’acqua pubblica”.

 

La nostra città SMART, per la difesa e la tutela dell’ambiente, si fonderà, oltre che sulla costituzione delle comunità energetiche rinnovabili, anche sul miglioramento della mobilità tra i luoghi del lavoro e del vivere quotidiano, favorendo la mobilità elettrica, promuovendo eventi formativi dedicati all’economia circolare che favoriscano i comportamenti virtuosi, ampliando il verde urbano e gli spazi ad uso collettivo presupposto indispensabile per risalire le posizioni perdute nelle classifiche nazionali della vivibilità.

 

L’ACQUA, BENE PREZIOSO
Un Forum del territorio e dell’acqua

Dalla Carta europea dell’acqua del 1968: «Non c’è vita senza acqua. L’acqua è un bene prezioso, indispensabile per tutte le attività umane».

 

Il vero «oro bianco» di Massa più che il marmo è l’acqua, risorsa preziosa che dobbiamo imparare a gestire con più attenzione e responsabilità di quanto non abbiamo fatto fino ad oggi. Nel nostro territorio gli insediamenti si sono formati lungo i fiumi; qui l’abbondante disponibilità di acqua ha reso possibile sia la coltivazione delle terre che le lavorazioni industriali (per tutti ricordiamo la Filanda di Forno).

 

Le attività turistiche sono nate e si sono sviluppate dai primi anni del ‘900 facendo leva sullo straordinario mix di verde, acqua marina e monti.

 

E’ opinione generale che l’acqua, di cui fortunatamente abbiamo un’ampia disponibilità, nei decenni a venire sarà il nuovo petrolio ed è nostra responsabilità lasciare integro questo patrimonio in eredità alle prossime generazioni. Proprio per questo dobbiamo gestire l’acqua in modo oculato, partendo da una rilettura dei progetti locali con particolare attenzione a:

- La tutela delle sorgenti e delle acque minerali;
- La regimazione dei corsi di acqua per la sicurezza del territorio;
- La qualità delle acque del mare e il contrasto all’erosione delle spiagge;
- Il nodo delle bonifiche.

Guardando verso il 2030, Massa deve candidarsi a diventare un grande laboratorio di progettazione e fucina di innovazioni in tutto quello che riguarda la gestione della risorsa acqua in tutte le sue dimensioni. In primo luogo la salute e la sicurezza, con le infrastrutture per la regimazione a difesa di un di territorio fragile, le casse di espansione e l’efficientamento delle reti distributive; sul piano economico, gli interventi per bonifiche e la depurazione e, in chiave turistica, progetti di attrazione che facciano leva su spa, piscine, invasi, rigenerazione delle spiagge, sport acquatici; sotto il profilo energetico, la generazione con piccole turbine e, su quello delle innovazioni tecnologiche, della circolarità e della collaborazione con centri di ricerca e università, la creazioni di app e sistemi di telerilevamento per monitorare e gestire al meglio il patrimonio idrico.

 

La nostra idea è quella di un programma di rigenerazione e di sviluppo centrato sulla risorsa “acqua-oro bianco” dovrà prevedere, ogni anno, l’organizzazione di un “Forum del territorio e dell’acqua”. Una serie di eventi tematici ospitati dal Teatro Guglielmi al Castello Malaspina, dalla Colonia Torino alla Torre Fiat, dove i massimi esperti europei si confronteranno, dialogando con la popolazione, sulle best practice, sui progetti e sui casi concreti di applicazioni nella gestione e nella valorizzazione delle risorse idriche.

 

Un progetto a medio termine che, oltre a generare valore per il territorio, fa di Massa e del suo Forum un punto di riferimento in materia e uno dei nodi delle città europee che mettono l’acqua al centro del loro sviluppo.

 

LE ALPI APUANE - MARMO

Per la prima volta, nella storia del marmo nel nostro comprensorio i lavoratori in cava stanno per superare quelli del piano nelle segherie e laboratori: è Un dato che la dice lunga sullo stato attuale dell’occupazione in questo settore, arrivata ai minimi storici. In questo modo il rischio è di diventare un distretto minerario, con una risorsa preziosa come il marmo che, di fatto, è sempre più oggetto di cieca asportazione, con grandi vantaggi per pochi e crescenti costi sociali per la collettività.

 

Ma questa, purtroppo, è una dinamica comune a tutto il comparto, anche se più attenuata nel nostro comune.

 

La legge 35/2015 della Regione Toscana rappresenta un punto avanzato per il settore sul quale costruire una discussione su tutti i provvedimenti per la sua piena applicazione.

 

È nostra opinione che il pianeta marmo, assoggettato solo ad interessi economici dettati dal mercato, sia ormai caratterizzato da contraddizioni, sperequazioni che ne stanno determinando la non sostenibilità, non solo dal punto di vista ambientale e sanitario, ma anche dal punto di vista economico.

 

Le recenti sentenze della Corte Costituzionale prima e della Cassazione poi, hanno confermato la legittimità e l’applicabilità delle leggi sovraordinate consegnando alla politica e alle amministrazioni locali strumenti efficaci per governare l’attività estrattiva e di conseguenza l’economia del marmo e correggere le distorsioni del mercato, in funzione di uno sviluppo equilibrato di tutto il sistema e del bene comune.

 

Sull’obiettivo di fondo della sostenibilità e del riequilibrio sostanziale della redditività delle attività, non solo al monte ma anche all’interno di tutto il settore, convergono gli auspici dei comitati dei cittadini, dei sindacati dei lavoratori e delle componenti più lungimiranti degli artigiani e degli industriali.

 

Il problema vero è allora la definizione di una strategia condivisa e adeguata a perseguire efficacemente l’obiettivo. Storicamente ci sono stati sempre problemi a fare sistema, ma non possiamo continuare a dirlo e basta.

 

Recuperare l’intreccio fra cave e piano, diventa fattore essenziale per garantire un futuro sostenibile ad una importante attività che è patrimonio non solo economico ma anche culturale dell’intero comprensorio.

 

Sarebbe dunque bastato introdurre nel regolamento che possono partecipare alla gara per il rilascio delle concessioni solo gli imprenditori che si impegnano a lavorare in loco almeno il 50% dei blocchi estratti, come indicato dalla legge regionale.

 

La principale direttrice verso cui indirizzare il nuovo modello è quella di uno sviluppo fondato sull’elevata qualità dell’offerta e di conseguenza, sulla massima valorizzazione delle risorse estratte.

 

Si pone pertanto l’obbiettivo di determinare nel tempo una vera e propria inversione di tendenza nel campo della produzione e della commercializzazione dei prodotti lapidei privilegiando un modello che favorisca meno sottoprodotti e più lavorati con alto valore aggiunto.

 

Occorre puntare ad un utilizzo più razionale della risorsa che possa determinare una riduzione complessiva dei materiali escavati con una minore impronta ecologica e un forte rilancio della trasformazione in loco, favorendo gli investimenti nella catena moderna della trasformazione e sostenendo opportune politiche di marketing.

 

Le Istituzioni, con il regolamento degli agri marmiferi, sono in grado di indirizzare e condizionare le scelte in questa direzione. Il marmo è certamente un patrimonio pubblico, prezioso e importante e quindi è più che giusto che venga valorizzato con modalità che vadano a vantaggio di tutta la collettività soprattutto attraverso interventi di riqualificazione recupero e manutenzione di quelle aree che negli anni hanno rappresentato la vita e la cultura dell’attività estrattiva recuperando conoscenze tecniche che, se riviste in chiave moderna, potrebbero suggerire nuovi modi di vivere e abitare, compatibili con uno sviluppo equilibrato e sostenibile.

 

Quello del marmo è il settore che va affrontato in modo nuovo e consapevole con determinazione e competenze moderne e un percorso partecipato coinvolgendo l’intera comunità e tutte le sue numerose forme associative:

- un percorso parallelo, ma nello stesso tempo autonomo per valorizzare le specificità del nostro territorio e delle sue risorse;
- un percorso trasparente che punta a ridurre progressivamente l’impatto ambientale dell’escavazione (acqua, suolo, polveri, paesaggio...) e ad aumentare le ricadute a vantaggio della comunità locale: occupazione, artigianato, formazione, ripristino ambientale, immagine delle aree incluse nel Parco delle Alpi Apuane, turismo industriale, sicurezza e protezione del territorio;
- un percorso che prevede obbiettivi e verifiche periodiche e la redazione di un Report di impatto annuale che coinvolgendo tutti gli attori della comunità economica e scientifica documenti il rapporto costi-benefici su ambiente, società, cultura, economia e bilancio del Comune avendo sempre presente la regola di mantenere inalterato il valore complessivo del patrimonio collettivo, regola per cui quello che viene sottratto ogni anno trova compensazioni in beni collettivi di pari valore.

 

SANITÀ: RAPPRESENTANZA, RESPONSABILITÀ, RUOLI

La sanità rappresenta per ogni cittadino la misura di quanto è reso a ciascuno dell’impegno economico che la comunità destina a questo settore che rappresenta (e la pandemia ha rafforzato questo sentiment) la carta didentità di una democrazia avanzata. La cura e l’interessamento che tutte le amministrazioni devono avere ai vari livelli per lo “stato di salute“ che non è solo l’assenza di malattia, della propria popolazione, deve essere declinata attraverso il ruolo di cittadinanza attiva interpretato nei territori dalle libere associazioni di cittadini e dal volontariato sociale.

 

Le reti sociali dovrebbero far confluire, utilizzando le proprie risorse umane, ed integrare le risorse formali dei servizi sociosanitari nella logica di una risposta ai bisogni più efficiente ed efficace.

 

La responsabilità della salute dei cittadini è attribuita al Sindaco che ha un ruolo molto importante all’interno della Conferenza dei sindaci per la scelta sull’allocazione delle risorse che la Regione destina ai vari territori.

 

La riforma della Regione Toscana che ha ridotto a tre Macro ASL (Nord-Ovest, Centro e Sud Est), nella logica di una razionalizzazione delle risorse, ha fatto sì che la rappresentanza negli organismi di indirizzo sia resa irrilevante soprattutto per i territori scarsamente popolati.

 

Sarà dunque opportuno, alla luce dell’esperienza fatta, avviare una riflessione e fors’anche ripensare l’intera struttura delle Asl che, allo stato dei fatti, rende marginali i territori lontani dalle tre università sulle quali si è definito il modello sanitario toscano.

 

Per l’appunto, quando c’era la ASL 1, la conferenza dei sindaci era formata da tutti i sindaci della provincia con capofila il Comune capoluogo (Massa) e le decisioni venivano prese per ciò che concerne la destinazione delle risorse e dei ruoli all’interno dell’Azienda dai Direttori Generali in accordo o meno con gli indirizzi usciti dalla Conferenza dei Sindaci che comunque esercitava un ruolo nel momento del giudizio sull’operato dei Direttori stessi. Con l’istituzione delle Macro ASL, il ruolo ed il peso sulla scelta dell’allocazione delle risorse materiali ed umane, è tutto sbilanciato verso le rappresentanze territoriali a più alto indice demografico.

 

Pensiamo, come coalizione, che questo gap vada in qualche modo colmato, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità.

 

Per quanto riguarda il nostro territorio, è indubbio che il percorso, seppur lungo ed accidentato che ha portato alla costruzione dell’Ospedale delle Apuane, è stato il risultato della lungimiranza delle precedenti amministrazioni di Centrosinistra e ha permesso una risposta efficiente ed efficace soprattutto rispetto all’emergenza Covid grazie anche all’abnegazione del personale sanitario e amministrativo.

 

Se nell’emergenza le risposte sono state buone è invece necessario ribadire le carenze di una sanità territoriale che registra ancora liste di attesa inaccettabili per le visite specialistiche e carenze denunciate quotidianamente di medici di Medicina generale e di Pediatria.

 

La Casa della salute di Via Bassa Tambura non può più rappresentare una soluzione adeguata alle necessità.

 

Il progetto pilota della Regione Toscana per passare dalla Casa della salute a Casa di Comunità, rappresenta per quanto ci riguarda un passo nella giusta direzione.

 

Il coinvolgimento pro-attivo di tutti coloro che intercettano i bisogni socio-sanitari della popolazione, dalle associazioni caritatevoli e di volontariato sociale, son coinvolte per l’elaborazione dei percorsi di presa in carico a 360° dei bisogni soprattutto delle persone fragili che sfuggono molto spesso agli uffici preposti.

 

La creazione di un “Budget di Comunità” e la creazione di un punto di ascolto (PUA) all’interno delle Case di Comunità, rappresenta senz’altro un altro punto a favore di questa scelta. La tecnologia e l’investimento su di essa (strumenti informatici condivisi tra i professionisti telemedicina con possibilità di teleconsulenza, televisita, teleriabilitazione) anche verso gli utenti per l’utilizzo dei devices disponibili, permetteranno la presa in carico tramite i COT (Centri operativi territoriali) dei bisogni della persona nel passaggio tra settingassistenziali (Ospedale Territorio).

 

La scelta di individuare in zona stazione l’area per la costruzione della Nuova Casa della Salute/ Casa di Comunità non appare più consona perché assunta prendendo come riferimento una situazione fortemente mutata negli anni che vede oggi un volume di traffico tale da compromettere la fruibilità stressa della struttura.

 

Si rende perciò necessario individuare un’area per la costruzione di un nuovo distretto deve presupporre un’analisi sulle aree disponibili e su direttrici di trasporto con il riferimento del NOA come Hub.

 

Le risorse del PNRR a disposizione per la costruzione di nuove strutture ci sono; si tratta di avere una interlocuzione più efficiente e politicamente più efficace tramite la Regione.

 

L’utilizzo a questo scopo del vecchio stabilimento di Massa, che pure ha avuto un ruolo nell’emergenza, riteniamo non sia la scelta più felice perché innanzitutto dovrebbero essere impiegate più del doppio delle risorse per l’adeguamento antisismico ( le zone di rischio sono cambiate e Massa - rispetto ai tempi della costruzione dell’Ospedale - è diventata una zona a rischio sismico aumentato), e di tutta l’impiantistica con un “taglio” di 3 piani in senso orizzontale, per la posizione viaria e di mancanza di spazi adeguati per i parcheggi e per la distanza dal NOA. Anche per la Regione Toscana questa soluzione era stata ed è abbandonata.

 

Altra cosa è la parte storica del vecchio Ospedale che rientra in un lascito che prevede l’utilizzo “sanitario” della struttura (c’è poi anche una parte di proprietà della Fondazione Ascoli governata dal Comune di Massa) e che potrebbe essere destinata a residenza sanitaria e in un progetto che inserisca l’area in un Parco Pubblico Urbano in collegamento con il Monte di Pasta con un punto di accoglienza ed un presidio socio-sanitario e multimediale per la promozione di corretti stili di vita (educazione fisica, alimentare, ecologica, “civica”) per la “costruzione” di una cittadinanza attiva e consapevole. Inoltre questa scelta avrebbe anche la possibilità di liberare la sua potenzialità edificatoria, come prevista dal Regolamento Urbanistico, all’UTOE del centro storico, permettendo così la possibilità di recupero e rigenerazione del centro stesso.

 

Pensare in grande non significa dimenticare il quotidiano Con le risorse del PNRR si potranno sviluppare e potenziare oltre all’Assistenza Ospedaliera, quella Domiciliare integrata, strutturando al meglio le Cure Intermedie e investendo sulla Telemedicina e sull’innovazione tecnologica. Per ogni servizio sarà garantito a tutti la fruizione e la facilità di accesso alle cure sviluppando al meglio la rete degli attori socio-sanitari del territorio: dai pediatri e medici di famiglia alle associazioni di volontariato.

 

IL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE E ALLA CULTURA

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

È superfluo, dunque, sottolineare che la scuola ha la funzione di ridurre le disuguaglianze e fornire strumenti per la piena realizzazione dell’individuo.

 

L’emergenza sanitaria ha enfatizzato criticità che da anni affliggono la scuola del nostro territorio e che sono di ostacolo alla realizzazione del compito e per una vera scuola di qualità, criticità che possono essere riconducibili a tre aspetti: gli spazi, l’utenza, gli organici.

 

La situazione dell’edilizia scolastica della nostra provincia e nel nostro Comune è drammatica, circa il 35% degli edifici sono stati costruiti prima degli anni 60 e molti sono inadeguati o non a norma, non agibili o parzialmente agibili.

 

Nel solo comune di Massa gli 11 Istituti di istruzione superiore non tutti sono dotati di palestre a norma, o non sono sufficienti a coprire il fabbisogno orario per l’alto numero degli studenti. Drammatica è la situazione anche delle scuole Secondarie di primo grado e Primarie, la maggioranza sprovviste di palestre o spazi sufficientemente attrezzati ed adeguati. Si prevede che nel prossimo anno scolastico, per le misure di prevenzione del contagio, saranno molte le scuole che convertiranno le palestre in aule, eliminando di fatto le esercitazioni di Scienze motorie, attività fondamentale per lo sviluppo di bambini ed adolescenti.

 

Da anni gli organici sono in sofferenza, solo nel nostro territorio era stata annunciata per l’anno scolastico 2020-21 una riduzione di numerose unità scolastiche, distribuite nei vari ordini di scuola, non coerente con la diminuzione della popolazione scolastica sta producendo una riduzione del numero delle classi ed il conseguente aumento del numero di alunni per classe. È esattamente ciò che non vogliamo perché lesivo del diritto di ogni studente di avere le condizioni migliori per lo studio e lo sviluppo delle proprie facoltà.

 

La Cultura negli ultimi tempi ha registrato un preoccupante appiattimento. Il Teatro Guglielmi, finalmente riaperto, in forza di una manovra oscura ed inaccettabile, per quasi cinque anni è stato sottratto dalla disponibilità e dal suo ruolo fondamentale di “contenitore” di cultura. Spetterà alla nuova Amministrazione il compito di promuovere con iniziative pubbliche che rilancino una visione culturale diffusa, plurale e democratica.

 

La politica culturale sarà per noi la chiave fondamentale per realizzare una comunità integrata in cui vive il confronto, lo scambio di esperienze, il dialogo e la cooperazione. Non rientra nella nostra visione una società che pensa di dovere e potere innalzare muri tra lingue e culture diverse, una società fatta di ghetti, impaurita, insicura e propensa ad accettare l’illegalità.

 

Le nostre politiche dovranno mirare ad una comunità coesa, attiva e nella quale ognuno sente di dover e poter partecipare alla vita pubblica. Crediamo in una comunità che ha memoria della propria storia e che con senso di responsabilità difende e cura il patrimonio culturale e ambientale e combatte la speculazione, l’incuria e l’abbandono.

 

Crediamo profondamente alla cultura che promuove e difende le risorse e la bellezza della città per migliorare la qualità della vita di tutti.

 

La cultura è per noi fattore determinante per il rilancio di un’economia virtuosa, pulita, riferimento per un turismo intelligente e rispettoso dei luoghi e delle persone. Anche per questo dobbiamo immaginare e fare vivere politiche che sappiano guardare a buone pratiche già attuate in altre realtà quali ad esempio: esperienze di turismo lento, di ospitalità diffusa e fatta anche di residenze culturali, di riscoperta delle produzioni locali, di una mobilità dolce e della valorizzazione dei beni culturali e o tradizioni locali, troppo spesso, colpevolmente dimenticate.

 

Nella nostra società, fatta di tante contraddizioni e repentini mutamenti, la cultura è valore di partecipazione civile e sociale “attiva” e sa opporsi ad un appiattimento culturale sempre più diffuso. Una eccessiva e deliberata semplificazione dei contenuti culturali genera la diminuzione del pensiero critico proprio quando di fronte a noi, in ogni ambito e contesto, la complessità intellettuale dei problemi non può essere affrontata con superficialità e vaghezza.

 

Serve allora, anche per questo, qualificare il nostro linguaggio, la natura e le forme dell’apprendimento guardando a un mondo nuovo nel quale sia evidente la capacità collettiva di formulare un pensiero critico cosciente del rapporto fra cultura, comunicazione e politica e in grado di gestire in termini di maturità e di rispetto la comunicazione attraverso i social.

 

Se da un lato è bene essere attivi anche nella comunicazione social, dall’altro serve porre attenzione al linguaggio attuale che i social hanno sdoganato e imposto anche alla politica.

 

Un linguaggio e una comunicazione fatta assai più di messaggi stringati, slogan e frasi ad effetto, non solo può condizionare negativamente la natura e la vitalità del nostro linguaggio, ma finisce anche per avere conseguenze negative sulla nostra politica.

 

La qualità della democrazia non può prescindere da un uso consapevole della parola, condizione necessaria per far crescere cittadini davvero liberi che possano esprimere un pensiero critico originale.

 

Diceva Don Milani «Quando il povero saprà dominare le parole come personaggi, la tirannia del farmacista, del comiziante e del fattore sarà spezzata», chiaramente a significare che attraverso la consapevolezza e la padronanza della parola si può accedere ai propri diritti civili, politici, culturali o religiosi e si può essere davvero liberi, di scegliere, di dire il proprio pensiero e di difendersi dalle ingiustizie nonché organizzarsi insieme ad altri per affrontare i problemi.

 

Per una consapevole politica culturale sarà bene allora anche fare in modo che le parole vengano dette con misura e cura, in tutte le iniziative tradizionali e o digitali che siano.

 

Le parole sono spesso usate, anche in politica per aggredire e nascondere piuttosto che per dialogare e mostrare. Le parole sono troppo spesso usate con un tono demagogico e seduttivo, o con uno spirito razzista e sessista.

 

Una buona politica amministrativa deve dunque saper riscoprire la virtù del pensiero che non teme i tempi lunghi della necessaria elaborazione e riflessione ragionata sui problemi.

 

In questi anni la destra che ha amministrato la città sul tema cultura ha mostrato evidenti limiti, è stata incapace di pensare al rapporto fra produzione culturale e spazi ad essa dedicati ed ancora di più di attuare la valorizzazione del patrimonio e delle risorse culturali di cui la città dispone.

 

In mancanza di una adeguata lettura dei bisogni culturali della città sono emerse così logiche e scelte sbagliate. Non condividiamo che, delle risorse di bilancio destinate a finanziare la cultura, ingenti somme siano state impegnate per singoli eventi, che si trattasse del concerto dell’orchestra del Maggio Fiorentino, di indiscusso profilo, o altre di assai più modesta importanza.

 

La città ha piuttosto bisogno di una politica culturale ben più incisiva, ambiziosa, diffusa su tutto il territorio comunale.

 

Un’attività culturale capace di rivitalizzare non solo il centro storico della città ma anche le periferie e di alimentarsi della loro vita. C’è bisogno di più qualificati e mirati investimenti, di una rete di iniziative coerenti e volte a realizzare una chiara visione culturale. C’è bisogno di più spazi e servizi dedicati alla vita culturale in cui poter fare e discutere di cultura.

 

Il Teatro Guglielmi dovrà tornare ad essere risorsa fondamentale per la vita culturale della città secondo il ruolo (funzione) e il profilo che gli compete e che la precedente amministrazione aveva saputo affermare. Era, e deve tornare ad essere un luogo amato dalla città, lo spazio “magico”, in cui fare e parlare di teatro e dove vivere anche altre emozioni culturali.

 

SPORT BENE COMUNE

Riconosciamo allo sport l’alto valore educativo, sociale, inclusivo e di prevenzione e promozione della salute e le associazioni e società sportive come soggetti che integrano l’azione formativa delle famiglie e della scuola, oltreché presidi di prevenzione di forme di disagio o di devianza giovanile.

 

Promuovere la cultura del movimento e favorire la pratica di attività motorie e sportive a tutte le età significa concepire un sistema di relazioni sociali migliori per la nostra comunità, fondato su un’idea di salute e benessere collettiva che non si limiti alla sola dimensione individuale.

 

Riconosciamo un pieno accesso da parte di tutti al diritto allo sport, una simile dimensione coinvolge gli aspetti agonistici che dovrebbero essere sempre il frutto di un lavoro continuo e di base per far emergere e coltivare talenti, che danno lustro al nostro paese, contribuiscono allo sviluppo del senso di appartenenza e favoriscono la coesione sociale.

 

Il sostegno allo sport deve tradursi concretamente in azioni per individuare risorse da destinare all’impiantistica, che è ancora inadeguata al bisogno del nostro territorio nonostante gli sforzi della precedente amministrazione che aveva ridato un Palazzetto dello Sport alla città; per aiutare le famiglie più svantaggiate e le Associazioni impegnate nella diffusione della pratica sportiva a più livelli.

 

INFORMAZIONE, PARTECIPAZIONE, TRASPARENZA. DIRITTI NON NEGOZIABILI

Questi sono gli strumenti adeguati a verificare la corrispondenza tra le scelte politico - amministrative e l’interesse generale della città. In loro assenza è del tutto normale e prevedibile che prevalgano gli interessi dei gruppi di potere, dei cosiddetti poteri forti.

 

Questa è, oggi, l’immagine di una città nella quale trasparenza e partecipazione sono uguali a zero. Serve, dunque, una linea politica chiara che assicuri criteri, discriminanti e indirizzi precisi per le scelte da fare ma occorre anche un rapporto strutturato e trasparente con le associazioni economiche e del lavoro del territorio, attraverso il quale le proposte di sviluppo dei diversi settori si misurano con le linee di politica economica e vanno incontro a una prima valutazione di corrispondenza con l’interesse generale.

 

Pensiamo, e non è certo una novità per Amministrazioni che considerano la trasparenza e la partecipazione una risorsa e non un impedimento, a un sito internet ufficiale dove le diverse proposte vanno incontro alle osservazioni dei cittadini, delle associazioni, degli ordini professionali.

 

Lungo il percorso della partecipazione un ruolo particolarmente importante va assegnato, attraverso apposite strutture di consultazione, a tutte le associazioni del volontariato (culturale, ambientalista, della solidarietà...), le quali, non essendo motivate da interessi economici diretti, sono quelle più libere e più aperte al riconoscimento dell’interesse generale. Al termine di questo percorso sarà possibile anche perseguire l’obiettivo di delibere di iniziativa popolare.

 

La nostra coalizione, ispirata a grandi valori accettati dalla Comunità, vuole impegnarsi, con un progetto chiaro, per ridare a Massa un ruolo attivo, una capacità di valorizzare al meglio le risorse umane, culturali, economiche ed ambientali che la distinguono, nella consapevolezza che chi amministra deve possedere le qualità per realizzare in modo compiuto un modello democratico idoneo per intercettare le esigenze future senza disperdere il patrimonio costituito dalla nostra storia e dalle nostre radici.

 

Gli ultimi anni sono stati contraddistinti da una evidente mancanza di stimoli e di ambizione amministrativa. Da oggi occorre lavorare per recuperare il tempo perso con l’intento di non compromettere il futuro delle nuove generazioni.

 

Il patrimonio ereditato dal passato fatto di cultura, passione politica e partecipazione alla vita sociale è la base sulla quale fondare le sfide del futuro ritrovando lo spirito di Comunità e l’orgoglio di voler ambire ad essere protagonisti e non comparse, ma per fare questo serve la capacità di decidere e non l’arte del rinvio.

 

Gli anni della pandemia e la guerra in Ucraina con le sue conseguenze, hanno toccato nel profondo la nostra società indebolendo l’approccio alle relazioni e al valore della vita; il virus ha messo a dura prova i servizi sanitari e sociali evidenziando disfunzioni e contraddizioni mentre le ricadute della guerra stanno ampliando a dismisura le disuguaglianze.

 

Ne siamo coscienti e vogliamo lavorare per rafforzare una Comunità attenta al progresso, che sa impegnarsi per difendere l’ambiente e i cittadini guardando ad una transizione ecologica socialmente giusta, affrontando l’impegno con determinazione e coinvolgendo le migliori capacità, senza improvvisare ma esercitando una reale condivisione frutto di ascolto e di confronto.

 

Nato su queste convinzioni, il nostro programma è e continuerà a essere arricchito dell’apporto di tante idee di giovani e anziani, uomini e donne che abbiamo ascoltato, che consulteremo e coinvolgeremo, frutto di approfondimenti e riflessioni che si vogliono porre quale chiave di lettura ed interpretazione dell’impegno e dell’agire che ci aspetta.

 

Punto.

 

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COMIZI(O) D'AMORE

Giovedi' 01 Dicembre ore 18.00 | Circolo Monte Tambura da Loris. Località Resceto MASSA

#Resceto è quel paesino nel cuore delle Alpi Apuane dove inizia o finisce (questione di punti di vista) la parte più ardita e suggestiva dell'antica Via Vandelli, da e per Modena. Uno dei luoghi del cuore del FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano.

Ringrazio Nino e Alessandra che mi affiancheranno nella presentazione di "COMIZI(O) D'AMORE" (Tarka edizioni)"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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